Distanza dalla costa e velocità: le regole del sottocosta
A che distanza dalla costa puoi navigare, a che velocità e come si passa vicino a bagnanti e subacquei: le regole del sottocosta, valide anche senza patente.

Ad agosto la fascia d'acqua tra la spiaggia e il primo mezzo miglio è il posto più affollato del Mediterraneo: bagnanti, sub, windsurf, tender che vanno a prendere il pane, gommoni che rientrano. È anche il tratto in cui si concentra la quasi totalità dei controlli e degli incidenti.
La domanda che tutti fanno è sempre la stessa: a che distanza dalla costa posso passare, e a che velocità? La risposta onesta comincia con una brutta notizia e prosegue con una buona.
La brutta notizia: il numero unico non esiste
Non c'è un valore valido su tutta la costa italiana. Le distanze le fissano le ordinanze dell'autorità marittima, e cambiano da un tratto all'altro.
Il meccanismo è questo: l'art. 30 del Codice della Navigazione affida all'amministrazione la polizia del demanio marittimo, l'art. 59 del Regolamento di esecuzione dà al Capo del Circondario il potere di regolare con ordinanza la sicurezza nelle zone del proprio ambito, e l'art. 8 della Legge 172/2003 attribuisce specificamente al Capo del Compartimento le ordinanze che disciplinano i limiti di navigazione rispetto alla costa.
Quanto valgono in pratica? I valori più diffusi sono 200 metri dalle spiagge e 100 metri dalle coste rocciose o a picco: li ritrovi identici, per esempio, nelle ordinanze di La Maddalena, Piombino e Siracusa. Ma non sono un dogma. Su diversi tratti dell'Adriatico, dove le spiagge sono basse e il fondale digrada lentamente, la fascia riservata alla balneazione arriva a 300 metri dalla battigia e a 150 metri dalle scogliere.
Chi passa l'inverno a navigare in Sardegna con i 200 metri in testa e ad agosto si sposta sull'Adriatico rischia di trovarsi dentro la zona vietata di un centinaio di metri, convinto di essere in regola.
La buona notizia: sulla velocità qualcosa di nazionale c'è
Fino a pochi anni fa anche la velocità dipendeva interamente dall'ordinanza locale. Dal 21 ottobre 2024 non è più così.
Il D.M. 17 settembre 2024 n. 133 ha inserito nel regolamento di attuazione del Codice della nautica il nuovo art. 91-bis, che stabilisce un limite valido ovunque l'ordinanza locale non disponga diversamente:
| Dove | Limite |
|---|---|
| Entro 500 metri dalla costa, dalle scogliere frangiflutti e dall'imboccatura di porti e approdi | 8 nodi |
| Nelle acque interne, stessa regola | entro 200 metri |
| Dentro i porti, e nelle rade o baie con unità all'ancora | 3 nodi, manovrando con la massima prudenza |
Lo stesso articolo vieta alle unità in transito, in sosta e all'ancora di produrre rumori molesti entro 500 metri dalla costa.
Attenzione a due punti che vengono regolarmente confusi.
I 3 nodi non sono il limite generale del sottocosta. Valgono in porto, in rada o baia con barche alla fonda, e nei corridoi di lancio. Nella fascia costiera aperta il riferimento nazionale è 8 nodi entro 500 metri.
Le ordinanze locali possono essere più severe, e spesso lo sono. Diversi circondari aggiungono, per la sola stagione balneare, l'obbligo di non superare i 10 nodi e di procedere in dislocamento fino a 1.000 metri dalla costa. Il limite nazionale è un pavimento di sicurezza, non un permesso.
Leggere il mare: i gavitelli dicono tutto
Non serve avere l'ordinanza in tasca per capire dove sei. Il confine è segnato in acqua, e il colore è l'informazione.
Gavitelli rossi, paralleli alla riva, distanti 50 metri l'uno dall'altro. Delimitano la fascia riservata alla balneazione. Dentro non si naviga, non si sosta, non si ancora.
Gavitelli gialli o arancioni, perpendicolari alla costa. Sono i corridoi di lancio: le porte attraverso cui si attraversa la fascia dei bagnanti per uscire o rientrare. Si estendono in genere fino a circa 250 metri e i gavitelli più esterni portano bandierine bianche, per farti trovare l'imboccatura anche dal largo.
Il colore esatto varia: alcune ordinanze prescrivono il giallo o l'arancione indifferentemente, altre solo l'arancione. Quello che non cambia mai è l'orientamento: rosso parallelo alla costa significa confine, giallo o arancione perpendicolare significa passaggio.
Dentro il corridoio le regole sono strette: si transita a lento moto e comunque non oltre 3 nodi, vale per le barche a motore come per le moto d'acqua, mentre vela e windsurf passano ad andatura ridotta al minimo. Sono vietati la balneazione, l'ormeggio e l'ancoraggio, e la sosta è ammessa solo per imbarcare o sbarcare. I corridoi più stretti possono essere impegnati da una sola unità alla volta.
Resta una distinzione che chi studia per la patente incontra sotto forma di trabocchetto: alla domanda su cosa segnalano le boe luminose, tra le risposte sbagliate compaiono proprio "i limiti delle acque balneabili" e "i corridoi di lancio delle moto d'acqua". Le boe luminose segnalano invece i limiti dei canali navigabili, i pericoli per la sicurezza della navigazione e gli specchi acquei di particolare interesse. I gavitelli sono un'altra cosa: piccoli galleggianti per segnalazioni temporanee, ed è il loro colore a dirti se hai davanti un confine o un passaggio.
Passare vicino a un subacqueo
Qui gli equivoci sono tre, e sono tutti pericolosi.
La regola operativa è una sola: almeno 100 metri dal segnale di posizionamento del subacqueo, moderando la velocità. È una regola nazionale, oggi richiamata anche dalla Legge 7 maggio 2026 n. 70, che l'ha portata al rango di legge dopo anni in cui viveva in un decreto ministeriale.
Il segnale che devi cercare è una bandiera rossa con striscia diagonale bianca, issata su un galleggiante o, se c'è un mezzo di appoggio, sul mezzo stesso. Di notte il segnale cambia natura: diventa una luce lampeggiante gialla, visibile a giro d'orizzonte a non meno di 300 metri. Non bianca, non rossa.
Il terzo equivoco riguarda la posizione. Il subacqueo non è sotto la boa: può operare entro un raggio di 50 metri dalla verticale del segnale. La boa indica il centro di un'area di un centinaio di metri di diametro, non un punto da aggirare di stretta misura.
Discorso a parte per la bandiera "A" (Alfa) del Codice Internazionale dei Segnali, che segnala "ho un palombaro in immersione" e chiede alle altre unità di passare a distanza e a velocità ridotta. La espone l'unità, non il singolo sub. Scambiare i due segnali è l'errore tipico, ed è il motivo per cui all'esame arrivano in due domande separate: una chiede cosa espone l'unità impiegata in attività subacquee, l'altra cosa significa la Alfa.
Moto d'acqua, windsurf, tender: il miglio e il resto
Per i mezzi minori la norma fissa un riferimento comune, ed è uno di quei numeri che all'esame torna in più domande con soggetti diversi: entro 1 miglio dalla costa. Vale per le moto d'acqua, le tavole a vela, i natanti con superficie velica fino a 4 m², pattini, jole, mosconi e pedalò. Per il tender, il miglio si misura dalla costa oppure dall'unità madre, ovunque questa si trovi.
Quel miglio ha un effetto pratico che conviene conoscere: i battelli di servizio, moto d'acqua comprese, finché restano entro 1 miglio dalla costa o dall'unità madre non hanno obbligo di dotazioni di sicurezza né di mezzi collettivi di salvataggio. Restano però obbligatori i mezzi di salvataggio individuali, che è esattamente la parte che si tende a saltare.
Sulla moto d'acqua conviene essere precisi, perché è il mezzo su cui circolano più leggende:
- la patente è sempre obbligatoria, senza alcuna soglia di cilindrata, potenza o lunghezza, e serve la maggiore età;
- il giubbotto va indossato, dal conduttore e da chi è trasportato;
- può superare la velocità minima solo oltre 1.000 metri dalla costa, ridotti a 500 metri dalle coste a picco;
- il rientro a riva avviene attraverso i corridoi di lancio, a non più di 3 nodi;
- la distanza minima dalla riva e le fasce orarie consentite sono stabilite dall'ordinanza locale e cambiano sensibilmente da un circondario all'altro. Alcune ordinanze vietano la navigazione entro alcune centinaia di metri dalla costa e la consentono solo in ore diurne.
I due limiti di distanza vanno tenuti separati, ed è esattamente lì che l'esame mette il trabocchetto: nella domanda su quando la moto d'acqua può superare la velocità minima, "entro 1 miglio" compare tra le risposte sbagliate. Il miglio è il limite esterno di navigazione, i 1.000 metri sono la soglia interna oltre cui si può accelerare. Sono due cose diverse e valgono insieme.
L'ultimo punto dell'elenco è quello che manda più persone incontro a una contestazione: sono regole locali, e l'ordinanza del posto dove hai noleggiato non è quella del posto dove ti sei spostato.
L'equivoco dei 300 metri e del salvagente
Vale la pena smontarlo per bene, perché è ripetuto ovunque al contrario.
Molti sono convinti che entro 300 metri dalla costa ci sia l'obbligo di indossare il salvagente. La regola funziona nel verso opposto. I 300 metri sono la fascia più bassa della tabella delle dotazioni minime di sicurezza, e in quella colonna non è prescritta alcuna dotazione: nessuna riga, nessuna attrezzatura. Salendo di fascia, entro 1 miglio, entro 3, 6, 12, 50 miglia e oltre, gli obblighi aumentano. I giubbotti di salvataggio per tutte le persone a bordo compaiono dalla fascia "entro 1 miglio" in su, quindi solo oltre i 300 metri.
L'obbligo di indossare permanentemente il mezzo di salvataggio esiste davvero, ma è un'altra regola e riguarda altri soggetti: i conduttori e le persone trasportate su tavole e derive a vela, kitesurf, moto d'acqua e unità similari, che indossano un dispositivo individuale di galleggiamento di almeno categoria 50 marcato CE, indipendentemente dalla distanza dalla costa. Non c'è nessuna soglia: si indossa sempre, perché su quei mezzi la caduta in acqua è la norma, non l'imprevisto.
C'è poi una prescrizione che quasi nessuno conosce, e che non dipende dalla distanza ma dalle circostanze: il giubbotto va sempre indossato in caso di navigazione notturna in solitario. Da soli, di notte, non esiste una fascia in cui si possa farne a meno.
Vale anche se non hai la patente
Nessuna di queste regole è riservata a chi ha sostenuto l'esame. Distanze, velocità, corridoi, rispetto dei bagnanti e dei subacquei valgono per chiunque conduca un mezzo in acqua: il gommone sotto i 40,8 cavalli per cui la patente non è obbligatoria, il tender, il pedalò preso a nolo per un'ora.
La differenza è che chi non ha fatto l'esame quelle regole non le ha mai viste scritte. Ed è un problema pratico, non formale: il diportista che si tiene a 30 metri da una boa rossa e bianca perché "tanto il sub si vede" non sta correndo un rischio teorico. Il subacqueo può essere 50 metri più in là, in risalita, e chi è sott'acqua non sente arrivare un'elica in tempo utile per scansarsi.
Come si trova l'ordinanza giusta
Prima di un'uscita in un tratto che non conosci, servono due documenti, entrambi pubblicati sui siti delle Capitanerie tramite il portale della Guardia Costiera:
- l'ordinanza di sicurezza balneare del Circondario, per le zone riservate ai bagnanti, i corridoi e la stagione balneare (che non ha date uniformi in tutta Italia: alcune regioni la estendono ben oltre il periodo indicativo maggio-settembre);
- l'ordinanza sui limiti di navigazione del Compartimento, per distanze e velocità.
Sono pochi minuti di lettura e sono l'unico modo per avere il numero giusto invece del numero che ricordi.
Distanze, colori dei gavitelli e segnali dei subacquei sono tra gli argomenti che tornano più spesso all'esame, e sono anche quelli che servono davvero il primo giorno che esci in agosto. Su NautiMaster trovi le domande ministeriali ufficiali, gratis e senza registrazione.
Aggiornato ad agosto 2026. Le regole descritte derivano dal Codice della Navigazione e dal relativo Regolamento di esecuzione (DPR 328/1952), dalla Legge 8 luglio 2003 n. 172, dal Codice della nautica da diporto (D.Lgs. 171/2005) e dal suo regolamento di attuazione (D.M. 146/2008), come modificato dal D.M. 17 settembre 2024 n. 133, che ha introdotto l'art. 91-bis sui limiti di velocità e ha sostituito integralmente l'Allegato V sulle dotazioni di sicurezza, oltre che dal DPR 1639/1968 per la segnalazione dei subacquei e dalla Legge 7 maggio 2026 n. 70. Le distanze e i limiti indicati come locali sono tratti da ordinanze realmente vigenti e hanno valore di esempio: per il tratto in cui navighi fa fede l'ordinanza dell'autorità marittima competente. Gli importi delle sanzioni non sono riportati perché soggetti a rivalutazione.
Immagine di copertina: «Sikkerhetsbøye» di Peulle, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0 — foto ritagliata e ridimensionata; la versione modificata è distribuita sotto la stessa licenza. Immagine a scopo illustrativo: la boa ritratta non si trova in acque italiane e la segnaletica locale può differire da quella prescritta dalle ordinanze balneari.
Domande frequenti
- A che distanza dalla costa si può navigare?
- Non esiste un unico valore valido su tutta la costa italiana: la distanza la fissa l'ordinanza dell'autorità marittima locale. I valori più diffusi sono 200 metri dalle spiagge e 100 metri dalle coste rocciose o a picco, ma su diversi tratti dell'Adriatico la fascia riservata alla balneazione arriva a 300 metri dalla battigia e a 150 metri dalle scogliere. Prima di uscire va verificata l'ordinanza del tratto in cui navighi.
- Qual è il limite di velocità vicino alla costa?
- Dal 21 ottobre 2024 esiste un limite nazionale suppletivo: entro 500 metri dalla costa la navigazione a motore è consentita fino a 8 nodi, salvo diverse disposizioni dell'ordinanza locale. All'interno dei porti e nelle rade o baie dove ci sono unità all'ancora l'obbligo è di non superare i 3 nodi. Alcune ordinanze aggiungono limiti propri, per esempio 10 nodi e scafo in dislocamento fino a 1.000 metri dalla costa durante la stagione balneare.
- Che differenza c'è tra i gavitelli rossi e quelli gialli o arancioni?
- I gavitelli rossi, posti a 50 metri l'uno dall'altro e paralleli alla riva, delimitano la fascia di mare riservata alla balneazione: al loro interno non si naviga. I gavitelli gialli o arancioni sono disposti perpendicolarmente alla costa e delimitano i corridoi di lancio, gli unici passaggi in cui è consentito attraversare quella fascia per uscire o rientrare, a velocità ridottissima. I gavitelli più esterni del corridoio portano bandierine bianche.
- A che distanza devo stare dalla boa di un subacqueo?
- Almeno 100 metri dal segnale di posizionamento del subacqueo. È una regola nazionale, oggi richiamata anche dalla Legge 7 maggio 2026 n. 70. I 300 metri che si leggono nella norma non sono una distanza da tenere: sono la distanza alla quale la bandiera del sub deve risultare visibile. Il subacqueo può muoversi entro un raggio di 50 metri dal proprio segnale, quindi la boa indica un'area, non un punto.
- Entro 300 metri dalla costa devo indossare il salvagente?
- No, la regola è esattamente rovesciata rispetto a come viene raccontata di solito. La fascia entro 300 metri dalla costa è quella in cui la tabella delle dotazioni minime non prescrive alcuna attrezzatura: gli obblighi crescono man mano che ci si allontana, e i giubbotti di salvataggio per tutte le persone a bordo compaiono dalla fascia entro 1 miglio in su. L'obbligo di indossare permanentemente il dispositivo individuale di galleggiamento esiste, ma riguarda i conduttori e i trasportati di tavole e derive a vela, kitesurf, moto d'acqua e unità similari, e vale indipendentemente dalla distanza dalla costa. Il giubbotto va inoltre sempre indossato in caso di navigazione notturna in solitario.
- Serve la patente per condurre una moto d'acqua?
- Sì, sempre, senza alcuna soglia di potenza, cilindrata o lunghezza: per la conduzione di acquascooter e mezzi similari servono la maggiore età e la patente nautica. La moto d'acqua può navigare entro un miglio dalla costa, mentre la distanza minima dalla riva e le fasce orarie consentite sono stabilite dall'ordinanza locale e cambiano da tratto a tratto.